“In America è il giorno della liberazione. Renderemo gli Stati Uniti un paese ricco, il 2 aprile 2025 sarà ricordato per sempre come il giorno in cui l’industria americana è rinata”. Il mondo intero trema dopo le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, che annuncia dazi del 20% per l’Unione europea. Inevitabili le ripercussioni sui mercati, con borse in calo, dollaro in picchiata e nuovo record dell’oro.
La Lombardia è la regione italiana che più esporta negli Stati Uniti, per un valore di oltre 14 miliardi di euro. Tra i settori più colpiti, quelli delle auto e dei componentisti. Poi food e lusso. A Como anche moda, mobile e meccanica. E mentre la premier Meloni ribadisce l’impegno del suo governo per scongiurare una guerra commerciale, resta da capire quali saranno gli effetti sulle imprese lombarde.
“Gli effetti negativi peseranno notevolmente sulle eccellenze del nostro territorio, che lavorano assiduamente con gli Stati Uniti”, dichiara Pasquale Diodato, presidente della Cna Lario e Brianza. “I dazi al 20% sono un cataclisma. La difficoltà maggiore sarà mantenere la manodopera attuale e molte commesse si bloccheranno. Si apre, quindi, un periodo instabile, che sta generando panico e più di qualche timore”, spiega ancora il presidente Diodato.
“La produzione industriale in Lombardia sarà particolarmente colpita, e ancora di più perché è una regione ricca”, spiega Francesco Menoncin, docente di Politica economica Università degli Studi di Brescia. Poi le previsioni poco rassicuranti: “La visione è di un improverimento, questo senz’altro”.
“Il protezionismo è qualcosa di anacronistico. Si apre una stagione pericolosa”. Lo dice Alberto Caramel, segretario di Confartigianato Como. “Non escludo un effetto domino su tutta l’economia italiana, con possibili conseguenze anche su inflazione e tassi bancari. Le imprese che hanno ordini in corso con gli Stati Uniti, stabiliti prima dell’introduzione dei dazi, inevitabilmente sentiranno un contraccolpo. Dicorso a parte per le aziende del superlusso, ma non si può escludere un rallentamento della nostra economia. L’Unione europea dovrebbe reagire non con i controdazi, ma cercando altri mercati su cui investire. Le imprese, di certo, non staranno con le mani in mano”.
Gli effetti dei dazi sui consumatori
Quali, invece, le conseguenze sui consumatori lombardi? A fare chiarezza è Mauro Antonelli, dell’Unione Nazionale Consumatori. “I dazi faranno più male ai cittadini americani, che vedranno il prezzo della merce italiana salire esponenzialmente. Le conseguenze maggiori, in Lombardia e nel resto d’Italia, riguarderanno le imprese, con il rischio di perdita di posti di lavoro. Non prevediamo effetti diretti sui consumatori italiani”, ha spiegato Antonelli. “Non pensiamo che le aziende italiane aumentino i prezzi dei propri prodotti, perché una misura simile avrebbe un duplice effetto controproducente. Da un lato continuerebbero a fare i conti con la difficoltà di mantenere i rapporti con i clienti americani, dall’altro rischierebbero di perdere persino i consumatori italiani”.
Tuttavia, ha poi precisato: “Saranno i controdazi europei a causare qualche problema in Lombardia e in tutta Italia, perché aumenterà il prezzo dei prodotti importati dagli Stati Uniti”. “La guerra dei dazi l’ha già iniziata Trump e non si può più evitare. Piuttosto, vogliamo scongiurare un’escalation”, ha concluso Antonelli.
La reazione del consigliere Orsenigo
Intanto il consigliere regionale del Pd, Angelo Orsenigo, chiede “la convocazione di un consiglio straordinario in tempi brevissimi” per sapere quali misure adotterà Regione Lombardia “per fronteggiare questo durissimo colpo al nostro tessuto produttivo e sociale”.
Soltanto due giorni prima, era stata respinta a maggioranza in consiglio regionale la mozione presentata da Matteo Piloni del Pd, con cui si chiedeva al governatore Fontana e alla giunta di segnalare al governo la preoccupazione e la contrarietà ai dazi annunciati dal presidente americano e di attivare ogni iniziativa per contrastare questa minaccia.