“Eravamo una bellissima famiglia, con una grande unione. Non c’erano mai discussioni violente. Eravamo sereni, vivevamo bene e ci univa un grande affetto. Cristina era la piccola di casa. Una ragazza brava, diligente, che studiava e stava finendo con successo il liceo”.
C’è un prima e un dopo per la famiglia Mazzotti. Lo spartiacque è la notte tra il 30 giugno e il primo luglio 1975, quando Cristina, la piccola di casa, per usare le parole del fratello Vittorio, è stata sequestrata mentre rientrava a casa a Eupilio. La sua famiglia non la rivedrà mai più. E mezzo secolo non è bastato a cancellare il dolore.
Il ricordo di Vittorio e Marina
Uno strazio che cinquant’anni dopo ritorna nelle parole sussurrate nell’aula della Corte d’Assise di Como prima da Vittorio e poi da Marina Mazzotti, fratello e sorella di Cristina, chiamati a testimoniare nel processo per il sequestro e l’omicidio della 18enne. Davanti a loro ci sono due dei tre imputati, Giuseppe Calabrò e Antonio Talia, che con Demetrio Latella sono accusati di aver causato quel dolore mai cancellato. Devono rispondere di sequestro di persona a scopo di estorsione e omicidio, in concorso, aggravato dalla crudeltà, dai motivi abbietti, dalla minorata difesa della vittima.
L’udienza di oggi è dedicata tutta alla famiglia Mazzotti. A chi da 50 anni si porta dentro ricordi indelebili. La notte del sequestro. “Ero a casa mia a Milano con mia moglie incinta della nostra prima figlia – ricorda Vittorio – Mi hanno chiamato e sono corso immediatamente a Eupilio”. “Ero in Argentina con papà, che era appena arrivato per un viaggio di lavoro – racconta invece Marina – Abbiamo preso il primo volo in partenza per tornare a casa”. E poi il momento in cui hanno saputo della morte di Cristina. Qui, le parole si sovrappongono. “E come dimenticarlo. Era il primo settembre, il compleanno della mamma. Compiva 50 anni quando le hanno detto che sua figlia non c’era più”.
Le prossime tappe
Prossima udienza il 16 aprile, quando dovrebbe rispondere alle domande Giuseppe Calabrò, l’unico degli imputati che ha fatto sapere di volersi sottoporre all’esame in aula.