Più di 700 studenti delle scuole superiori del territorio comasco hanno riempito questa mattina la sala del Teatro Sociale in occasione del convegno “Stato e Legalità”, che ha chiuso la Settimana della Legalità promossa dal Comune e dal Sindacato locale autonomo della Polizia di Stato. Una mattinata densa di interventi autorevoli e testimonianze. “Tutto questo noi lo organizziamo per i ragazzi – ha spiegato Igor Erba, segretario provinciale del SAP di Como – Una delle cose più importanti è la memoria. Senza memoria non c’è futuro, i ragazzi devono capire questo e noi facciamo questo per loro, per aiutarli ad avere un futuro migliore”.
Sul palco la testimonianza di Giovanni Chinnici, figlio di Rocco Chinnici, il magistrato ucciso dalla mafia nel 1983. “I giovani sono quelli a cui anche Rocco Chinnici si rivolgeva – ha detto – perché, nonostante il suo enorme impegno giudiziario e anche l’efficacia dei metodi che inventò, il pool antimafia, le indagini patrimoniali, bancarie, Rocco Chinnici riteneva che il contrasto alla mafia non potesse limitarsi alle aule di giustizia ma dovesse essere comunicato in qualche modo soprattutto ai giovani”.
Come sono cambiate la mafia e i metodi di indagine nel corso degli anni. Ne ha parlato il procuratore capo di Firenze Filippo Spiezia: “Ci confrontiamo con una criminalità che coglie sempre più le opportunità che derivano dall’avanzamento tecnologico e informatico-digitale, quindi bisogna essere al passo con i tempi e investire su questo aspetto, e poi abbiamo assistito a una evoluzione del modello di contrasto basato sulla grande intuizione di Falcone, cioè il modello del coordinamento non più soltanto limitato ad un ambito nazionale ma a un ambito internazionale”.
Il prefetto Renato Cortese ha ricordato gli anni in cui fu autore degli arresti, tra gli altri, dei boss mafiosi Giovanni Brusca e Bernardo Provenzano. “Ho portato questa testimonianza – ha detto – perché un’intera regione, la Sicilia, in quegli anni era sfiduciata per quello che stava succedendo. Con la reazione che lo Stato ha portato catturando i grandi latitanti, il cittadino ha riacquistato fiducia nei confronti dello Stato e ha fatto sì che anche la mafia perdesse una parte importante del suo potere”.
Sul palco anche il giornalista Gian Luigi Nuzzi, perché la legalità passa anche da una corretta informazione. “Bisogna stare molto attenti alle fake news, – ha detto – a chi cerca di delegittimare le istituzioni del nostro Paese. Bisogna sempre stare attenti a quello che si legge e a come si legge, soprattutto alle fonti”.