(ANSA) – BOLOGNA, 27 FEB – Attraversa il cortile della Corte di appello di Bologna a capo chino, scortata dalla polizia penitenziaria e assediata da telecamere e fotografi. Nazia Shaheen, la madre di Saman Abbas, arriva per la prima volta in un’aula di tribunale italiana dopo l’estradizione dal Pakistan, lo scorso agosto e rimane a lungo seduta a testa bassa, con le mani sul volto, anche quando può vedere dopo lungo tempo il marito Shabbar Abbas entrare nell’aula Bachelet e prendere posto nella gabbia dalla parte opposta alla sua. La madre di Saman indossa un abito tradizionale scuro, un velo a coprire la testa e parte del volto, una mascherina chirurgica. Il padre ha un giaccone verde, anche lui prima di entrare nell’aula tiene il cappuccio in testa. Per la prima udienza del processo di appello sull’omicidio della 18enne di Novellara sono presenti tutti e cinque i familiari imputati. Oltre ai due genitori, condannati all’ergastolo, anche lo zio di Saman Danish Hasnain, l’altro detenuto, che arriva con la penitenziaria: ha una condanna a 14 anni, appellata dal suo difensore e pure dai pm che chiedevano una pena più elevata. In aula fin dal mattino presto anche i due cugini, a piede libero dopo l’assoluzione della Corte di assise di Reggio Emilia arrivata a dicembre 2023: Nomanhulaq Nomanhulaq e Ikram Ijaz, per cui la Procura ha fatto appello. (ANSA).