
Il piano di rientro dal debito (di quasi due milioni di euro) non ha convinto i giudici del Tribunale di Como, che hanno decretato il fallimento del Calcio Como. La decisione è stata resa nota stamattina, anche se la sentenza, con le motivazioni alla base del provvedimento sarà comunicata probabilmente lunedì. La società ha già annunciato un ricorso, ma intanto passerà nelle mani del curatore fallimentare, che dovrebbe essere il commercialista Francesco di Michele.
L’ultima udienza dopo l’istanza di fallimento presentata dalla Procura di Como si è svolta giovedì scorso. Il giudice Marco Mancini aveva fatto sapere che la decisione, collegiale, sarebbe stata presa al più tardi oggi. Tempi rispettati.
Il Calcio Como, come riconosciuto anche dalla stessa società, ha un debito di quasi due milioni di euro, suddivisi tra somme dovute alle casse pubbliche (548mila euro all’Agenzia delle Entrate, 230mila a Equitalia, 280mila circa all’Inail) e soldi vantati invece da creditori privati.
In udienza, la società aveva presentato un piano di rientro, con una rateizzazione che sarebbe già stata concordata e approvata dai creditori. Oggi la doccia gelata.
A stretto giro il club è intervenuto ufficialmente con un comunicato stampa.
“Il Calcio Como, nella persona del Presidente Pietro Porro e di tutto il Cda procederà nella propria battaglia legale – si legge – e sin da oggi i professionisti sono al lavoro per predisporre reclamo avverso la sentenza (non ancora pubblicata e se confermata) di fallimento che verrà depositato avanti alla Corte di Appello di Milano”. “Calcio Como S.r.l. dichiara di trovarsi totalmente in disaccordo con quanto prospettato dalla Procura della Repubblica di Como – si legge ancora – avendo dimostrato che il Club possiede la continuità aziendale per poter iniziare e finire il Campionato. Ciò è dimostrato – scrivono – dall’ottenimento della Licenza Nazionale e dai numerosi controlli Co.Vi.So.C. cui è stata, ed è, sottoposta la società”.
Secondo i vertici di via Sinigaglia “il metro di giudizio utilizzato dal Tribunale di Como, se praticato a livello nazionale, provocherebbe – scrivono ancora – il fallimento non solo della maggior parte delle società di calcio in Italia, ma anche di gran parte delle aziende che, giornalmente, hanno affrontato e affrontano le difficoltà di una crisi economica globale”.
A poche ore di distanza è intervenuto anche il sindaco di Como, Mario Lucini. “Speriamo che vi sia la possibilità di recuperare la situazione, altrimenti si aprirebbe una fase molto problematica e difficile” – ha detto – “Mi auguro che si riesca a trovare una soluzione percorribile perché ripartire da zero un’altra volta non sarebbe certo una bella cosa” ha concluso.